Primo soccorso: come aiutare davvero.


Addestrato o no, chiunque può salvare la vita di un infartuato in arresto cardiaco. Basta non perdere la testa, chiamare il 118 e tirare su le maniche, senza respirazione bocca a bocca.

Ogni anno 50 mila italiani muoiono per arresto cardiaco: metà a casa, un terzo al lavoro o per strada, il 65% in presenza di testimoni. Se i soccorsi non sono tempestivi l’arresto diventa irreversibile: le cellule del cervello hanno 6-10 minuti di autonomia, poi le lesioni da mancanza di ossigeno non si possono più riparare.

Rapidità.
La prevenzione del danno cerebrale dipende quindi dalla rapidità e dall’efficacia dell’intervento dei presenti. L’American heart association ha appena aggiornato sulla rivista scientifica Circulation le sue linee guida in base al risultato degli ultimi studi. Questi hanno dimostrato che la rianimazione cardiaca, effettuata senza respirazione bocca a bocca e da chi non ha alcuna preparazione, ha la stessa efficacia di quella con respirazione bocca a bocca effettuata da persone addestrate: raddoppia i casi di sopravvivenza all’infarto. Se questo non bastasse, l’articolo 593 del Codice penale obbliga i presenti ad avvisare l’autorità, cioè a chiamare al più presto il 118, e a prestare assistenza, cioè a praticare la rianimazione cardiaca descritta in queste pagine.

Stato di necessità.
Michael Sayre, docente di pronto soccorso all’Ohio State University negli Stati Uniti e autore delle raccomandazioni, invita a non temere di danneggiare il malato, perché senza rianimazione la sua morte è certa. Anche la legge tutela chi interviene: l’articolo 54 del Codice penale, infatti, invocando lo stato di necessità, afferma che chi, intervenendo, causasse un danno, come la rottura di qualche costa, non è penalmente perseguibile.

Quando intervenire e quando non farlo
Il comitato dell’American heart association precisa che NON si deve intervenirecosì nei bambini e negli arresti cardiaci non dovuti a infarto (come nei casi di annegamento, trauma, ostruzione delle vie aeree,patologie respiratorie acute e overdose da droga). Nei casi di trauma, infatti, muovere il paziente può causare lesioni al midollo spinale. Nell’annegamento il sangue non contiene più ossigeno, quindi è necessaria la ventilazione; quanto all’ostruzione delle vie areere, esse vanno prima liberate.

Il solo massaggio cardiaco è invece utile nell’arresto cardiaco da infarto: il malato perde coscienza segnalando acuto dolore al petto o alla schiena. Per prima cosa conservare il sangue freddo echiamare il 118, precisando cosa è successo e dove (via,numero, piano, nome sul campanello, vostro numero di cellulare). In attesa dei soccorsi, tocca a voi. Verificate prima se il cuore si è fermato ponendo indice, medio e anulare sul collo, esattamente sotto la mandibola, premendo un po’ nel muscolo di fianco alla carotide. Se non percepite l’arteria carotidea dovete effettuare il massaggio cardiaco: il cuore risulta compresso tra due strutture rigide, la colonna vertebrale e lo sterno, e il sangue in esso contenuto viene spinto nelle arterie come accade nella contrazione sistolica. Nell’istante in cui cessa la compressione dello sterno si ha la riespansione elastica del torace e del cuore, che ha l’effetto di risucchiare il sangue dalle vene al cuore, come nel normale rilasciamento diastolico. Iniziata la rianimazione non dovete fermarvi più di 7-10 secondi.

Respirazione bocca a bocca
Uno studio su 4.000 interventi di rianimazione pubblicato nel 2007 sulla rivista The Lancet ha dimostrato che eliminando il bocca a bocca, le speranze di far sopravvivere una persona in arresto cardiaco fuori da un ospedale raddoppiano passando dal 10,2% al 22%.

6-10 minuti preziosi da sfruttare
Se i soccorsi non sono tempestivi l’arresto cardiaco diventa irreversibile: le cellule cerebrali hanno 6-10 minuti di autonomia; poi le lesioni da assenza di ossigeno diventano irreversibili. Ai globuli rossi, fermi nelle arterie, è però legato dell’ossigeno e il pompaggio manuale del torace ha il compito di farle giungere al cervello per prolungare la sopravvivenza delle cellule e consentire ai soccorsi di arrivare per tempo.

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